Pubblichiamo l’intervento inedito di Luigi Capitano, pronunciato un anno fa in occasione del centenario della morte di Panepinto durante la manifestazione organizzata presso la sala consiliare del Comune di Santo Stefano Quisquina.
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IL RESPIRO DELL’UTOPIA. ATTUALITÀ DEL PENSIERO-AZIONE DI LORENZO PANEPINTO
di Luigi Capitano
Lorenzo Panepinto rimase vittima dei biechi interessi di quel blocco clerico-mafioso che a Santo Stefano Quisquina come a Corleone e in altre agrotown siciliane si opponeva ai primi coraggiosi esperimenti di socialismo rurale e municipale che si tentavano all’alba del Novecento, dopo il tramonto dell’esperienza dei Fasci. Ma Panepinto rimase anche una vittima del pregiudizio per il quale assassinando un uomo ci si illude di poter uccidere al tempo stesso le idee di cui è portatore. Sta di fatto che l’idea-guida di Panepinto rimase ben viva per lungo tempo, a dispetto dei mandanti morali e politici che certamente non mancarono, come lamentava Napoleone Colajanni in un’interpellanza alla Camera nel 1920.
Il poliedrico Lorenzo Panepinto (che fu maestro elementare, organizzatore dell’incipiente cooperativismo contadino, pittore e attivista sindacale anche a Tampa, in America) guardava all’ideologia socialista nella versione riformista di Napoleone Colajanni, alla pedagogia libertaria di Ferrer e a un più vasto spettro di riferimenti eclettici che vanno dal mazzinianesimo al marxismo, al positivismo, al socialismo utopista; il tutto non senza l’influsso ideale e quasi inevitabile dello spiritualismo platonico-cristiano. Ma è all’attualità del suo pensiero-azione che vorremmo piuttosto provare ad accennare. Malgrado gli studi su Panepinto siano già da qualche tempo passati dal livello della vicenda biografico-cronachistico-documentaria a quello di una considerazione più critica e avvertita del contesto storico in cui si muove il nostro personaggio, l’attualità del pensiero-azione di Panepinto impone qualche riflessione, a cento anni di distanza dalla sua scomparsa. A questo proposito, si può dire che la visione panepintiana, pur senza arrivare ad essere una filosofia nel senso stretto del termine, riesce a suo modo ad avere il ‘presentimento’ di motivi che verranno autonomamente sviluppati nel Novecento, specie dal marxismo più eterodosso e creativo: da Antonio Gramsci e da Ernst Bloch, come pure da taluni esponenti della Scuola di Francoforte. Continua a leggere »